Novità su Caravaggio nel volume “Scritti in onore di Alessandro Zuccari”

Esce per l’editore Etgraphiae “Scritti in onore di Alessandro Zuccari. Contributi inediti” (I Quaderni di About Art, 3, 2024), a cura di Pietro di Loreto e con la prefazione di Stefania Macioce. Sono oltre quaranta gli studiosi che omaggiano così l’amico e collega che lascia la cattedra di Storia dell’arte moderna presso l’Università Sapienza.

La pubblicazione sarà presentata martedì 17 dicembre alle 16:00, presso l’Archivio di Stato di Roma-Sant’Ivo alla Sapienza (corso Rinascimento, 40). Conduce Claudio Strinati (Accademia Nazionale di San Luca). Intervengono Riccardo Gandolfi (Archivio di Stato di Roma), Irene Baldriga e Massimo Moretti (Università Sapienza), e Yuri Primarosa (Gallerie Nazionali Barberini Corsini). L’ingresso è libero.

Diversi contributi riguardano Michelangelo Merisi da Caravaggio, di cui Alessandro Zuccari è considerato tra i maggiori esperti a livello internazionale. Tra le novità vi è un disperso “Cristo flagellato alla colonna” del quale, attraverso i documenti, è stato possibile attestare la sua antica presenza e alcuni passaggi interni presso una collezione romana, a due passi da piazza di Spagna. Il dipinto apparteneva nel 1648 all’avvocato e sacerdote Domiziano Pasqualoni di Accumoli, omonimo e conterraneo del notaio Mariano che Caravaggio aggredì a piazza Navona a causa di una donna, la sua modella Lena.  

Le ricerche d’archivio di Michele Cuppone hanno potuto ricostruire alcuni passaggi ereditari della tela tra due pronipoti di Domiziano, l’abate Lorenzo fino al 1704 e poi l’avvocato Giovanni Battista, che nel 1710 abbandonò Roma gravato da ingenti debiti. Le oltre 340 opere della sua collezione presero strade diverse e il quadro di Caravaggio fu tra quelli che nel 1714 finirono all’asta.

Caravaggio (copia da?), Cristo alla colonna, già Cantalupo in Sabina, collezione Camuccini

Caravaggio dipinse più volte la Flagellazione di Cristo, e quella appartenuta a Domiziano Pasqualoni potrebbe corrispondere per iconografia e dimensioni a un quadro presente almeno dalla prima metà dell’Ottocento a Vincenzo Camuccini. L’opera, attribuita al maestro lombardo da Maurizio Marini, risulta dispersa dai primi anni Settanta del Novecento.