Sul Caravaggio tagliato a pezzi spunta l’audio dal processo Andreotti
Il seguente articolo di Michele Cuppone è stato pubblicato su Finestre sull’Arte il 4 novembre 2025.
“Il Caravaggio era andato distrutto perché… nel modo in cui era stato arrotolato, quando poi l’acquirente lo doveva… l’ha visto, si è messo a piangere e non… non era più in condizioni di essere utilizzato”. È nelle parole del collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia uno dei più tristi finali possibili per la Natività con i santi Lorenzo e Francesco, dipinta da Michelangelo Merisi a Roma nel 1600 e rubata nell’ottobre 1969 dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo.
È ora possibile ascoltare per la prima volta, sul canale YouTube Caravaggio TV, tutto quel passaggio isolato della deposizione resa dall’ex mafioso nell’aula bunker del carcere di Rebibbia. Era il 4 novembre 1996, si stava svolgendo il processo Andreotti e il PM Roberto Scarpinato chiese a Mannoia se Pippo Calò conoscesse il senatore a vita. Quest’ultimo, nelle parole dell’interrogato, “andava pazzo per un quadro” che il capomafia Stefano Bontate avrebbe cercato di acquisire per lui.
Da una domanda del PM avente ben altro oggetto, Mannoia si ritrovò a ripercorrere un passato distante dall’immagine dell’esponente di un certo spessore all’interno di Cosa nostra. Egli, infatti, confessava di essere stato in gioventù un ladro, benché coinvolto in trafugamenti di opere d’arte su commissione talvolta anche eccellenti come, appunto, quello perpetrato nell’oratorio di San Lorenzo.
Ad ogni modo, si comprese meglio nel corso del processo, sarebbe stata in realtà una tela di Gino Rossi il dipinto che avrebbe riscosso l’interesse di Giulio Andreotti (il quale, con la consueta ironia, alle domande dei giornalisti rispose: “Credo di non essere mai impazzito per niente, figuriamoci per un quadro”). Né sarà questa la sede per illustrare sia pur sinteticamente la storia del furto della Natività, per la quale si consenta un rimando al saggio “Caravaggio, la Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro” (terza edizione 2023).
Oggi fa un certo effetto riascoltare dalla viva voce di Marino Mannoia, a quasi quarant’anni di distanza, quelle prime dichiarazioni pubbliche sulla sparizione del quadro. Non le prime in assoluto. Nel novembre 1989 il pentito aveva riferito le stesse cose a Giovanni Falcone, alla presenza dell’ex commissario di polizia Maurizio Ortolan che ne resta l’unica testimonianza vivente: quel primo colloquio non fu verbalizzato. Ma nel 1996, davanti ai giornalisti, tutto questo ebbe un’immediata, enorme risonanza mediatica e a quel punto i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Artistico, appresa la notizia, avviarono indagini a tappeto come mai era stato fatto fino a quel momento […]


